Controlli da farsi in caso di atterraggio pesante




Riceviamo e pubblichiamo con vero piacere questa mail ricevuta dal Sig. Adalberto de’ Bartolomeis

Buongiorno Signor Direttore,
chi le scrive è un appassionato del volo da diporto sportivo, “in avventura in corso” dalla fine del 1995, con attestato acquisito nella provincia di Padova.
Risiedo a Monselice e, mentre nella vita di tutti i giorni faccio il tenente colonnello dell’esercito in servizio, i fine settimana coltivo il meraviglioso “hobby” di svolazzare con gli ultraleggeri.
Dopo svariate vicende avventurose e persino rocambolesche di acquisto-vendita, riacquisto e rivendita di alcuni ulm, al momento sono possessore di due esemplari, perfettamente rientranti nella categoria del settore. Ho una replica auto costruita del famoso biplano Jenny Curtiss della 1^ G.M. ed un Rans Coyote II S- ES, versione biciclo.

Le scrivo in quanto, a mie spese di esperienza recente, in fase di atterraggio l’azione che mai, dico mai, si deve lasciare fare, è quella di farsi strappare i comandi dal passeggero che, nel mio caso, questa persona vantava la reputazione di pilota esperto, avendomi peraltro mostrato un carnet/libretto di volo infittito da trascrizioni di numerose missioni, sia in A.G. che con l’ aviazione ultraleggera. Probabilmente, per un istinto involontario, accortosi che io canguravo, ma comunque docilmente ed ampiamente sarebbe rientrato gestibile nell’errore che stavo commettendo, lui pensò, male, di dare tutta manetta, così che mantenendosi a fondo corsa dell’acceleratore, livellava a 2-3 centimetri dal suolo. L’apparecchio perdeva la sua efficienza e sbatté più volte il carrello sulla pista, fortunatamente erbosa.

Senza titolo-2

Gli tolsi io, questa volta, i comandi non appena comprese che il muso doveva sollevarlo e non continuare a volare livellato, mi ripresentai in atterraggio e perfettamente eseguitolo rullai al parcheggio. All’istante, uscito dall’abitacolo e posizionandomi di fronte all’elica, mi accorsi che fletteva di ala, con un’inclinazione approssimativamente di 30 centimetri di differenza delle due estremità alari. La gamba di destra, quella di lato al passeggero era piegata di mezzo millimetro circa, per cui ritenni di smontare il carrello, prendere le due aste ed andare presso un’officina specializzata in materiale ferroso.

Mi raddrizzarono la gamba che era piegata, ma mi consigliarono di rivolgermi pure, per un successivo controllo approfondito, presso ditte apposite che effettuano il controllo non distruttivo del ferro. La fortuna mi venne incontro in due sensi: primo che trovai una ditta dove abito, a Monselice, la SD-TECH di Sartorelli Daniele – 0429 1704601 www.sd-controlli.it e secondo che, questa ditta, avendo impiegato uno speciale dispositivo che si chiama magnaflux, diciamo, al pari di una risonanza magnetica, non ha trovato crepi, venature, alterazioni del metallo. Quantunque sia consapevole che aeronauticamente questa scelta di controllo non è deontologicamente corretta, ritenni di intraprenderla ugualmente, proprio perché non fu riscontrato alcun danno alle gambe del carrello. Naturalemente, rimontandolo, oltre ai miei occhi, altre tre paia di orbitanti hanno ispezionato in lungo ed in largo l’intera cellula.

Me la sono cavata! Tuttavia, suggerisco, con questo scritto, di volere valutare se pertinente a diffonderlo a mezzo stampa, affinché si prenda coscienza che questo tipo di controllo va effettuato quando malcapitato atterraggi, come nel mio caso e comunque, sempre dopo un lungo periodo di impiego dell’aeroplano. Questa procedura potrebbe considerarsi al novero delle ispezioni straordinarie, che risparmierebbe un esborso di quattrini per integra sostituzione del carrello non danneggiato.

Cordiali Saluti
Adalberto de’ Bartolomeis