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In volo da Maurizio 180

 
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BIPLANE
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Registrato: Feb 12, 2005
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MessaggioInviato: Lun Set 26, 2005 2:19 pm    Oggetto: In volo da Maurizio 180 Rispondi citando

In volo da Maurizio 180

Era già da una settimana che quel messaggio SMS, quel messaggio inviato dal nominativo “Maurizio 180” albergava nella memoria del mio telefono cellulare, un invito per Domenica al suo campo per un pranzo in compagnia, già da subito sapevo che quella Domenica sarei andato in montagna e quindi, su quel campo, campo in cui avevo posato i carrelli circa un anno fa, non ci sarei potuto di certo andare.
Già da una settimana però, oltre che un messaggio nel mio cellulare, albergava nella mia mente anche un pensiero tanto persistente quanto sfuggente, non ci sarei potuto o, non ci sarei voluto andare, ma è ovvio, che discorsi, non ci sarei potuto andare … , in quel campo ci ero già sceso e anche se sono un pilota del sabato mattina, uno che fa una mezz’oretta qua e mezz’oretta la, li ci ero già stato e potevo anche tornarci quando volevo, quindi, non era una scusa, era proprio che dovevo andare in montagna punto e basta !
“ Una settimana dopo, ore quindici, rientro anticipato dalla montagna per questioni che solo il destino sa … “
Mia moglie, stanca per il super lavoro dell’ultimo periodo ha voglia di stare a casa, vuole finire una cosa lasciata in sospeso e approfittare per poi riposarsi un po’, io, o meglio il pilota che c’è in me finalmente prende il sopravvento, “ore quindici e trenta”, come tante altre volte sono lanciato in autostrada per andare al campo di volo, ma questa volta, cascasse il mondo, per decollare ed andare da Maurizio 180.
“Ore sedici e dieci”, avverto una certa tensione, una tensione sottile che è la porta da cui ogni pilota deve passare per staccarsi dalla terra e diventare per un po’ abitante di un modo che non gli appartiene, il motore va al massimo e undici minuti di volo dopo ecco la pista di Maurizio 180, io ed il mio aeroplano cominciamo a vedere la linea immaginaria inclinata che ha origine da un punto sospeso nell’aria nel braccio di sottovento e arriva con due curve secche a novanta gradi a sinistra fin sull’erba, una linea immaginaria che ci farà ridiventare terresti ancora una volta, pazienti come segugi la seguiamo e la controlliamo, controlliamo ossessivi la velocità, la rampa ed il punto di mira, con la massima concentrazione metro dopo metro arriviamo al termine di questo invisibile percorso e finalmente lì, lì a pochi metri davanti al muso, il marrone del frumento tagliato finisce ed inizia il verde, il momento è arrivato e come spesso se non sempre quando si vola, tutto improvvisamente fa perno su una decisione tremendamente semplice e ti rendi conto in un solo istante, che tanti pensieri, i ragionamenti di una settimana di rimuginazioni e tutte le varie teorie sul giusto o sbagliato, ora non contano assolutamente più nulla, la decisione deve uscire allo scoperto per quello che è, o do tutto motore o … tra due secondi le ruote piegheranno sotto il loro peso migliaia di sottilissimi fili d’erba che hanno il coraggio di stare dove io per quasi un anno non ho osato tornare !
La manetta va tutta indietro, una leggera trazione alla barra e un atterraggio come migliaia di altri atterraggi si compie, a due terzi di pista faccio un centottanta e trovo parcheggio a fianco ad un delta che con una estremità dell’ala adagiata su terreno, ondeggiano lievemente sembra carezzare la pista, scendo e raggiungo gli altri piloti e consorti che con i loro mezzi sono arrivati per il pranzo e piacevolmente si trattengono in compagnia ad altri piloti che come loro condividono gli stessi valori e la stessa passione, subito Maurizio 180 mi accoglie con il tipico calore che mi ha sempre dimostrato e mi invita a bere qualcosa all’interno dell’hangar temporaneamente adibito a punto di ristoro, mi verso in un bicchiere di plastica una bibita analcolica e vedo che le mani mi tremano, Maurizio 180 fa finta di niente e io mi rendo conto che da quando sono sceso dal mio aeroplano cercando di ostentare un’espressione serena e rilassata a quel momento, sto in realtà scaricando come una nube congesta che sta passando sopra ad un parafulmine, la tensione accumulata in una settimana di preoccupazioni e di disagio per aver sentito e non aver voluto vedere che per non affrontare la prova, ero diventato complice di una scusa, una scusa che era una strada in discesa al posto di una strada in salita, non era assolutamente importante infatti riuscire ad atterrare o ridare motore e rinunciare, l’importante, era avere avuto la libertà di provarci, la libertà di scegliere il rischio che arrivato al momento della fatidica decisione, avrei potuto scoprire che semplicemente non me la sentivo più di scendere e lì davanti a tutti, avrei dovuto ridare motore e tornarmene a casa, in un malinconico volo di ritorno senza andata.
“Ore diciassette e quarantacinque”, dopo aver invece e per fortuna assaporato la soddisfazione di condividere tutto questo con gli altri piloti presenti, in un rullaggio zigzagante e non lo nascondo con anche qualche preoccupazione, guadagnavo la testata pista sud fino all’ultimo metro, dicevo al mio aeroplano che adesso era lui solamente che doveva darsi da fare e con fiducia la manetta ancora una volta andava tutta avanti fino alla fine, la pista cominciava a correre veloce e rapida sotto la fusoliera e pochi metri prima che ricominciasse di nuovo il marrone dopo il verde, sentivo finalmente le ali prendere nel vento e con gran sollievo tiravo su, eh si, pensai felice in quel momento, forse centottanta metri con quest’aeroplano in effetti, sono pochi più per decollare che per atterrare.


Un grazie sentito a Maurizio 180 per la festa di ieri direi pienamente riuscita e a tutti quelli, che hanno avuto la pazienza di leggere quest’altra piccola storia di volo.

PS spero di non diventare mai un bravo pilota, così potrò continuare ad avere la soddisfazione di crescere anche affrontando tante piccole cose come queste, cose che per me alle volte invece, sono immense, immense proprio come il cielo nel quale voliamo

Ciao
Andrea Totaro
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